CHIESA DI S. MARIA DEL POGGIO

Rivello Monastero di S. Antonio Chiesa di S. Nicola Chiesa di S. Barbara Chiesa di S. Maria del Poggio

 

La chiesa vista dall'alto.

L'altare maggiore

Chiesa di rito greco probabilmente fino al 1588, ha origini che risalgono pressapoco a quelle della chiesa di S. Nicola con la quale fu sempre in lotta per la supremazia. Intorno all'anno 1000 (alcune fonti riportono 1378) fu costruita sulla rocca della collina del Poggio la cappelletta di S. Giovanni, che nel 1700 fu sostituita dall'attuale chiesa. Mancano tuttavia documenti in cui si accenni all'edificazione di questa chiesa. Un'unica nota a riguardo è uno scritto conservato nell'archivio della Parrocchia di S. Nicola che si rifà ai Codici del Cardinale Sirleto, in cui l'ignoto autore, forse per avvalorare la tesi della superiorità di detta Parrochia su quella di S. Maria, fa risalire la nascita di quest'ultima intorno all'undicesimo secolo, quando era già fiorente la Parrocchia di S. Nicola.

L'affermarsi sempre più del rito latino - che godeva anche dell'appoggio politico da parte dei Normanni - metteva seriamente in crisi il rito greco e con il passare degli anni si arrivò al rito "misto" (ossia officiare secondo il rito greco, ma ricevere l'ordinazione da parte del Vescovo latino). Questa crisi è documentata anche dalla cessazione di due Parrocchie: la SS. Trinità nel 1330 e S. Barbara nel 1372, entrambe assorbite dalla Parrocchia di S. Nicola, l'unica chiesa di Rivello di rito latino. E' certo che nel 1537 la chiesa di S. Maria del Poggio è ancora sotto la direzione dei Sacerdoti greci, e nel 1588 ancora di rito greco come riporta una Bolla di canonicato conferito dal cardinale Spinelli, Vescovo di Policastro. Soltanto nel 1603, anno di una nuova visita dello stesso Cardinale, non si hanno più tracce del rito greco, ma iniziano accesi contrasti fra i due cleri di S. Maria e di S. Nicola.

Nel corso dei secoli ha subito profonde innovazioni: rifatta nel 1765, è stata trasformata completamente verso il 1800, quando la maggiore parte della chiesa fu stuccata artisticamente su disegno dell'architetto Gioffi da Napoli. Una moderna lapide sulla facciata ricorda la ricostruzione della stessa nel 1857 ed un restauro nel 1949.

 Attualmente la chiesa presenta la classica forma a croce latina, si articola in tre navate e la centrale è separata da quelle laterali da quattro archi sorretti da tre  colonne con capitelli per ogni lato. La decorazione di tutto l'interno è basata su motivi fogliacei di disegno uniforme, senza grandi varianti. E' di gusto piuttosto composito ma ben realizzata e degna di essere tutelata, in quanto costituisce un insieme omogeneo ed indicativo dell'arte di un certo periodo. E' databile intorno al 1877, si legge infatti nell'altare del transetto sinistro che in quell'anno Giovanni Blasi aveva finanziato la decorazione del transetto e delle sue cappelle; essendo le altre zone della chiesa decorate secondo lo stesso gusto, si deve pensare che i lavori di stuccatura procedettero nello stesso tempo e con la medesima direzione. Maestranze partenopee e artigiani lucani produssero una vasta categoria di arredi, che va dalla produzione pittorica e scultorea alle opere marmoree e ai manufatti lignei.

Tra i dipinti che conserva si segnalano:

- la tela raffigurante la Deposizione del pittore locale Salvatore Ferrari nell'anno 1720;

- la tela raffigurante l'Ultima Cena, opera della scuola di Luca Giordano del XVII secolo;

- un prezioso polittico risalente al XVI secolo, attribuito alla scuola di Andrea Sabatino da Salerno, deturpato in seguito al furto della tavola centrale raffigurante la     Madonna, sostituita di recente con una di derivazione moderna, mentre gli altri pannelli sono stati ridipinti in modo poco adeguato;

- un dipinto che raffigura S. Francesco databile alla seconda metà del XVII secolo;

-  la tela raffigurante l'Incoronazione della Vergina del 1700 attribuita a Salvatore Ferrari.

Tra le sculture lignee e le opere marmoree si segnalano:

- l'Altare Maggiore in marmo policromo, costruito nel XIX secolo su disegno dell'architetto Fiscetti da Napoli, addetto ai lavori di S. Chiara;

- l'Altare in pietra e marmo eseguito nel 1733 da Andrea Carrara;

- la teca contenente il corpo di S. Mansueto, in legno intagliato e dipinto, eseguita nella seconda metà del XVIII secolo da ignoto artigiano meridionale.

- l'acquasantiera in pietra e marmo bianco datata 1619 e la fonte battesimale in pietra rossa locale eseguita da maestranze meridionali nel 1762.

Fonte: Sovrintendenza ai Beni Archittettonici di Maratea (Uffficio di Rivello presso i locali del Convento di S. Antonio),anno 1995 .