Un secolo di noi
una chiesa, un paese, la sua gente

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Storia


 

 

Il libro, pubblicato nell' agosto del 2010 a cura delle associazioni "Lucania Mente e ArteSìa in collaborazione con Antonio Magaldi e  Aldo Ricotti",  fu realizzato  anche con il supporto di Nicola Cusatis e di tante altre persone che aprirono  i cassetti e tirarono  fuori documenti e vecchie foto che custodivano gelosamente. Presenta, infatti, una ricostruzione storica abbastanza circostanziata da attestazioni scritte e da una raccolta di fotografie che ritraggono particolari momenti di vita collettiva e scorci del paese. La prefazione, scritta dall'allora parroco don Antonio Calderaro, viene di seguito riportata. Per la consultazione parziale di altre parti del libro si può cliccare sui seguenti link:

Cenni storici    Processioni   Foto ricordo   Lavoro e svago   Panorami

 

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Prefazione

Ci sono cose che con gli anni migliorano, quando diventano vecchie e ingiallite, acquistano un'importanza che prima non avevano. Così è per le fotografie. L'album fotografico che i ragazzi della nostra Parrocchia hanno realizzato è un piccolo scrigno della memoria, una sorta di sogno che ci riporta con il cuore all'inizio di un'epoca industriosa e, credo, anche serena, della nostra comunità. Un momento di crescita umana e sociale che ha lasciato nella pietra, negli edifici, nelle strutture la volontà dei nostri padri di rendere più facile la vita dei nostri cari. Sembra quasi che tutta l'esistenza del pagus di San Costantino si sviluppasse intorno alla Chiesa, alle sue feste, ed ai suoi riti. E' certo che la presenza di sacerdoti zelanti, come i fratelli Magaldi, ha trasformato San Costantino da un villaggio agreste in un piccolo ma fiorente e civile borgo del primo novecento. Delle diverse tappe di questa crescita le foto sono testimonianza privilegiata. Averle trovate, raccolte, catalogate e offerte in questo agevole quaderno è opera che merita il plauso di tutti coloro che amano le proprie radici e sono orgogliosi delle proprie tradizioni. Questo piccolo dono serva a guardare al passato non con sterile nostalgia, ma come incentivo a fare il bene e a custodire gelosamente la nostra identità per camminare sereni e forti verso il domani, convinti come siamo che la tradizione non è adorazione della cenere ma custodia del fuoco.
Grazie ai nostri ragazzi per avercene dato l'esempio.