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 (La presente ricostruzione si basa su documenti e notizie trasmesse oralmente. Si invita, pertanto, il lettore, sulla base di ulteriori fonti, a suggerire modifiche o integrazioni.)

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Il territorio di San Costantino, collinare, impervio e frammentato da alcuni canali, fu abitato, probabilmente già a partire dagli inizi del XVII secolo, da pastori e boscaioli che, successivamente, scelsero quale nucleo centrale l'attuale rione San Giuseppe, sede di una cappella edificata nel 1704.
In effetti, la prima traccia a noi nota di San Costantino si ritrova in una copia della Consulta de' Reali Domini al di qua del Faro della Commissione degli affari Ecclesiastici - Sessione del 31 agosto 1832 - in cui si fa riferimento ai rapporti di Mons. Nicola Maria Laudisio, vescovo della Diocesi dei Policastro. Questi, tra l'altro,
insiste fortemente perché in San Costantino[2] e Bosco[3] vi siano due separate Parrocchie[4] rispetto a quelle già esistenti a Rivello: San Nicola e Santa Maria del Poggio. Inoltre, viene evidenziato che alla Supparrocchia di San Costantino è unito un villaggio di cento anime denominato Medichetta, villaggio diviso in piccoli tuguri, intersecato da torrenti e da fiumi e che per lo servizio spirituale è assai triste [ … ] che il numero delle anime di San Costantino è di circa 800, che le case di San Costantino sono disperse in contrade boscose divisa da torrenti e di accesso difficile e che la strada di San Costantino a Rivello è tale che mette i viandanti in pericolo di rimanere soffocati.
Nella relazione si riferisce anche di un avvenimento increscioso legato alla circostanza che, mancando il Parroco, spesso in caso di malattia o di morte gli abitanti di San Costantino erano privi di assistenza sacerdotale e spirituale. Ciò determinava un grande malumore tra la popolazione tanté che in una data occasione [ …] si giunse a bastonare, con pubblico scandalo, un Sacerdote che di tanto in tanto si faceva vedere.
Grazie all'esplicita volontà del Vescovo e della Commissione affari Ecclesiastici la Parrocchia di San Costantino venne di lì a poco costituita, precisamente nel 1839.
In quello stesso periodo, ebbe inizio l'emigrazione verso il Brasile prima, l'Argentina, il Venezuela e la Spagna poi, che determinò una significativa crescita economica
[5], legata principalmente alle rimesse. Questo rinnovato contesto comportò anche una considerevole crescita culturale il cui boom si verificò tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo: San Costantino, come il resto dell'Europa in quegli anni, viveva la sua belle epoche. Un piccolo gruppo di giovani ebbe, infatti, la possibilità di dedicarsi agli studi universitari, orientandosi verso le Facoltà di Ingegneria, Medicina e Farmacia oppure al sacerdozio. Si registrò una positiva trasformazione del tessuto urbano con la realizzazione di palazzi signorili, tuttora esistenti; furono aperti l'Ufficio postale, la farmacia e l'ambulatorio medico comunale. Venne, inoltre, fondato il Circolo culturale Avvenire; iniziò la pubblicazione del periodico bimestrale
Il fabbro di Nazareth[6] e alla già esistente scuola privata cattolica si affiancò una scuola laica sempre per la frequenza dei primi tre anni del ginnasio[7].
E' interessante evidenziare che la normale competizione tra le due scuole finì per trasformarsi in un aspro confronto personale tra i fondatori: il prof. Vicenzo Pesce
[8] e don Francesco Paolo Magaldi. I due animarono il dibattito politico - culturale servendosi di carta, penna e calamaio e rendendo pubblici i loro scritti. Si racconta, tra l'altro, dell'episodio in cui ad alcuni versi pubblicati dal prof. Pesce per celebrare la Madonna del Carmine, don Francesco rispose con il seguente poemetto: Poeta noi ti vogliamo incoronare/ma aspetta a maggio/quando potrai ragliare. Non si fece attender la risposta del prof. Pesce che, prendendo probabilmente spunto dalla poesia di Giuseppe Giusti, dedicò a don Francesco i versi: A cuccia, a cuccia/cane da pagliaio/che i lupi ti potrebbero sciupare/l'anonimo collare.
Quasi certamente, la disputa si concluse con la morte di don Francesco avvenuta nel 1919 a cui, dopo non molto, seguì la chiusura della scuola del prof. Pesce, presumibilmente per carenza di alunni. La scuola cattolica, invece, continuò a funzionare fino ai primi anni Quaranta
[9] grazie all'arciprete don Paolo Magaldi, fratello di don Francesco. Don Paolo portò avanti anche gli altri due ambiziosi progetti avviati dal fratello: il santuario in onore di San Giuseppe e la nuova sede dell'Istituto femminile San Giuseppe[10], gestito dalla Suore Battistine di Angri (SA) che lasciarono il paese nella prima metà degli anni Sessanta. Tuttavia, il progetto del Santuario, in quanto tale, non venne mai realizzato a causa della crisi economica che seguì alla Grande Guerra.
Il Santuario divenne, allora, una chiesa nuova a servizio della comunità parrocchiale, mentre la nuova sede dell'Istituto femminile San Giuseppe, la cui costruzione era stata avviata nell'aprile del 1911, rimase incompiuta come del resto lo è ancora oggi. Si avviò, dunque, un lento declino che accompagnò il paese per tutto il ventennio fascista e la successiva seconda guerra mondiale.
Solo a partire dagli anni cinquanta/sessanta, il progresso socio - economico che interessò l'Italia fece sentire i suoi benefici anche a San Costantino. Tuttavia, il processo di industrializzazione a cui era legato e che investì essenzialmente il Nord Italia, determinò un nuovo fenomeno migratorio, diverso da quello del primo novecento, che, provocando il trasferimento di intere famiglie, contribuì al progressivo spopolamento del paese.
[11] Il nuovo clima culturale di quegli anni, attento alla modernizzazione, non risparmiò San Costantino: nella prima metà degli anni Sessanta, la settecentesca chiesa di San Giuseppe[12] fu demolita, ufficialmente per motivi di sicurezza.
Al suo posto fu realizzato un parcheggio più rispondente alle esigenze del momento.


 

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[2] San Costantino faceva parte, dal 1785, della Vicaria Curata della Parrocchia di San Nicola di Rivello.

[3] Nemoli (PZ).

[4] Il vescovo aveva determinato anche l'importo della congrua per le due istituende parrocchie: 125,50 ducati per Bosco e 85 ducati per San Costantino, precisando che la somma per quest'ultima sarebbe rimasta a carico della Diocesi di Policastro.

[5] Notevole fu anche l'incremento demografico così come attestato dal censimento del 1891, allorché San Costantino, compreso Medichetta, contava 1.003 abitanti.

[6] La pubblicazione del periodico aveva lo scopo di diffondere il culto e le glorie di San Giuseppe nelle famiglie cristiane. Esso era, infatti, organo dell'erigendo santuario dedicato al Santo oltre che della Diocesi di Policastro Bussentino.

[7] Primi tre anni della scuola secondaria di primo grado (scuola media).

[8] Originario di Terranova del Pollino (PZ), fu chiamato da alcune famiglie del posto perché desse vita ad una scuola privata.

[9] Così come si evince da una lettera di risposta che l'arciprete don Paolo inviò il 14 marzo 1942 a una sua ex allieva che aveva frequentato la scuola nel triennio 1936 - 39.

[10] L'Istituto femminile San Giuseppe esisteva a San Costantino già dal 1909. Poiché i lavori per la costruzione della nuova sede procedevano a rilento, nel 1922 l'arciprete don Paolo Magaldi, preoccupato per le sorti del progetto, fece testamento olografo dettando le linee guida per il completamento e la gestione del medesimo.

[11] La popolazione di San Costantino e Medichetta nel 1891 contava 1.003 abitanti. Pressoché invariata fino al 1946, con 954 abitanti, subì un forte calo negli anni successivi, attestandosi a 481 unità nel 1981 fino a raggiungere le 396 unità nel 2020.

[12] Nel vano sottostante al pavimento della chiesa erano custoditi i resti mortali dei compaesani deceduti prima dell'apertura del cimitero nel 1893. Il  pavimento presentava tre botole: la prima, entrando, serviva per i maschi, la seconda per le donne e la terza per i bambini. Nel corso della demolizione le spoglie mortali vennero trasferite nell'ossario della cappella mortuaria del cimitero.