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Un secolo di Noi
una chiesa, un paese, la sua gente

 


Centro storico: sullo sfondo la Chiesa e il golfo di Policastro

Ancora oggi, il paese si presenta articolato in vari “Rioni”, spesso distaccati fra loro. Questi sono: Piano Grande, Ariola, Vallinoto, Roccazzo, Carpineta, San Giuseppe, Timpone, Calanche, Palazzo-San Gaudioso-Fornace e Medichetta. Tale conformazione, unita alle testimonianze degli anziani, ci fornisce un’attendibile ricostruzione delle origini di S.Costantino, la cui economia era basata sulle attività agro-silvo-pastorali. I rioni presumibilmente si svilupparono attorno alle prime“Masserie".
Le Masserie, che rappresentavano (probabilmente agli inizi del 600) i primi insediamenti, erano costituite da case-ovili-fienili, dove abitavano le famiglie dei “Massari”(pastori ed agricoltori). Tra l’altro quasi in tutti i rioni sono presenti corsi d’acqua e/o spesso le case erano dotate di pozzi, ancora oggi esistenti. Successivamente si sono sviluppate le prime attività artigianali, legate ai “mestieri” tradizionali (muratori, scalpellini, falegnami, lattonieri “scarafugliar”, sarti, calzolai, fabbri, etc.).Molti di questi artigiani provenivano da paesi vicini, in particolare da Lauria .Alcuni, in località “Fornace” (nella Valle Palazzo), impiantarono delle fornaci dove venivano prodotti, con l’ argilla del posto, mattoni, tegole, etc. Tanti e tanti di questi, a metà Ottocento ed agli inizi del Novecento, emigrarono sia nell’ America latina, in particolare in Argentina e Brasile, che nella Spagna. Altri, a partire dagli anni ’60, iniziarono ad emigrare nel Nord Italia. Il fenomeno sfortunatamente continua…

Anche S. Costantino ha un centro storico, purtroppo radicalmente trasformato da recenti lavori di ristrutturazione selvaggia. Addirittura, agli inizi degli anni sessanta, la Chiesetta, che rappresentava la più importante testimonianza storica del passato, fu demolita perché dichiarata pericolante,  ma, in realtà, era soltanto bisognosa di qualche intervento di messa in sicurezza. Si preferì spendere del denaro per la demolizione anziché per il consolidamento, senza riflettere sul suo valore storico ed affettivo, ma preoccupati essenzialmente di ampliare un po' la piazzetta antistante. Nel piano seminterrato, sotto il pavimento, conservava i resti mortali dei compaesani morti prima che fosse resa obbligatoria la sepoltura nel cimitero. Aveva una sola navata, con altari in marmo lungo i due muri laterali dedicati alla Madonna del Carmine, a S. Antonio, a S. Nicola ed a S. Francesco ; sopra il portone d'ingresso, c'era l'organo con dinanzi il loggione occupato soltanto dagli uomini: donne e bambini sedevano in basso; in fondo si ergeva l'altare maggiore con la statua di S. Giuseppe. Probabilmente non aveva un grande pregio artistico, ma rappresentava sicuramente la migliore testimonianza del nostro passato. Fu inesorabilmente demolita! I resti mortali che conservava furono raccolti alla meglio e frettolosamente trasferiti al cimitero, nella fossa comune della cappella comunale. Le Statue in legno che conservava, e che sono state sistemate nell’attuale Chiesa, costruita agli inizi del secolo scorso, risalgono sicuramente al 1700, e questo fa ritenere che, probabilmente, a metà seicento c’era già un nucleo abitativo abbastanza organizzato.