FRASI DIALETTALI
INTRODUZIONE
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Ogni piccola comunità ha, fino a metà degli anni quaranta del secolo scorso, un proprio dialetto che si evolve lentamente, in una società di tipo contadino ed artigiano, con una scarsa mobilità delle persone all’interno della Repubblica. Con l’avvento dell’industrializzazione agli inizi degli anni sessanta del novecento e con la conseguente mobilità dei cittadini per motivi di lavoro, poi con la televisione in tutte le case ed oggi con la diffusione capillare dei telefonini, l’evoluzione del dialetto subisce una forte accelerazione. Tenuto presente anche il grave spopolamento dei piccoli paesi, la denatalità e l’attuale contesto storico che va verso l’istituzione della cittadinanza europea, a mio parere bisogna constatare, purtroppo, che i dialetti ormai sono destinati alla scomparsa. Insieme ad un gruppo di amici abbiamo pensato di richiamare alla memoria “detti” e “parole” che si usavano un tempo e di inserirli in un elenco da digitalizzare, con lo scopo di preservare, per quanto possibile, quell’aspetto del patrimonio culturale della nostra comunità di origine che ha influenzato, e in parte continua ad influenzare, il nostro modo di porci nei confronti degli altri. La stesura dell’elenco è caratterizzata dalla difficoltà di far corrispondere i segni grafici ai suoni dialettali, perciò, non essendo esperto in materia, mi sono limitato a seguire un criterio semplice ma molto approssimativo che si basa principalmente sull’uso della lettera “j”, che in italiano non si pronuncia, del simbolo “/” e del simbolo “@”. Uso la lettera “j” quando il suono della i è simile a ie ( io = ij), ( sua = soij) e per rendere palatale le consonanti “c” e “g” (nasce = nascj) ,(topo = sorgj), i gruppi “gl”(olio = uoglj), “gh” (aglio = agghj) e “ch” (occhi = uocchj); uso il simbolo “/”( per staccare due consonanti quando la vocale che le separa non si pronuncia (vestito = v/stit, pigliare = p/glià) oppure per separare i suoni di consonanti consecutive (disse = d/cett ), o di una vocale e di una consonante (cane = ca/n); uso il simbolo @ quando la “a” chiude la parola ma non si pronuncia come in italiano (acqua = acqu@); se un suono è rafforzato uso la doppia (sabato = sabb/t); uso l’apostrofo e gli accenti, anche se non necessari, ma per cercare di agevolare la cadenza dialettale. San Costantino, agosto 2026
Nota: per poter catalogare facilmente, è stato creato un gruppo WhatsApp costituito da: Antonino Vita, Federico Cusatis, Gianluca Cusatis, Elidia Cusatis, Monica Cusatis, Nicola Cusatis, Antonio Agrello, Cesarina Belfiume, Domenico Affinito, Francesco Affinito, Mario Agrello, Patrizia Calderaro, Roberta Agrello e il sottoscritto. Man mano che si procedeva alla pubblicazione tramite WhatsApp io provvedevo ad archiviare, potendo così adesso pubblicare, sia a stampa che on line (il file si può scaricare da questa pagina), la presente raccolta di proverbi e detti del dialetto sancostantinaro. Ringrazio tutti i componenti del gruppo, in particolare Antonino Vita che ha contribuito più di ogni altro a fornire materiale utile alla elaborazione del presente lavoro. Bibliografia: 1) "Rivello nel suo dialetto"
di Biagio Ferrari a cura di Giovanni Filizzola - Casa editrice: Grafiche
Zaccara - Edizione: febbraio 2020
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