Storia

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(Scarica: -  Storia-  -  Restituta Libertas (Nota introduttiva) -  -  Consulta dei reali Domini -)

 

Copertina del documento originale - del riscatto di Rivello dal regime feudale e del passaggio al regime demaniale - scritto a Napoli, nel Palazzo dei Viceré, il tredici ottobre 1719. La somma convenuta è di 55.000 ducati oltre agli interessi perpetui calcolati sull'intera somma. A tal proposito vedi "Nota aggiuntiva"

Il firmatario del documento è il Cardinale Volfango Annibale, conte di Schrattembach, scelto dall'Imperatore Carlo VI d'Asburgo come nuovo Viceré di Napoli il ventidue agosto 1719. Le parti che intervengono,oltre al notaio Gioacchino Servillo di Napoli, sono il venditore don Oronzio Pinelli Ravaschiero, duca di Acerenza e principe di Belmonte, e l'Università di Rivello nel nome del Procuratore Fabrizio di Martino. Con tale documento Rivello passa dal regime feudale dei Ravaschiero al regime demaniale.

Nota
Nel secolo XVIII le terre abitate della Basilicata erano 119. In esse la popolazione delle città regie  e demaniali ammontava a 40.814 abitanti; quella delle terre feudali a 320.604", "Alla fine del secolo XVIII la distribuzione dei feudi in Basilicata presentava il seguente quadro: undici erano le città, terre e casali regi, cioè Armento, Carbone, Lagonegro, Latronico, Maratea, Matera, Marsicovetere, Montemurro, Rivello, San Mauro, Tolve". Questo quadro si ereditava pressoché immutato dal XVI secolo. (Alessandro D'AlessandroAspetti della storia dei feudi di Basilicata, in ASCL XXVII, 1958, p. 189 e 192). La popolazione di Rivello rientrava dunque in quella esile categoria fatta di circa 40.000 persone che erano riuscite a vincere la potenza e la resistenza dei signori feudali, modificando in parte un quadro che si trascinava sostanzialmente uguale da secoli.

Fonte: nota introduttiva alla traduzione del citato documento  da parte della dottoressa Antonella Martorano.

 

Posto in posizione dominante sulla sottostante vallata del Noce, Rivello, cinto dai monti e dai boschi, sembra spuntare dal verde intenso che lo circonda con le case arroccate sulla collina.
Le sue origini, come quelle di molti altri centri della Basilicata sorti prima dell'anno 1000, non sono facilmente definibili. Da alcuni anni1 tutta l'area di Rivello è oggetto di esplorazioni archeologiche. Sulla collina di Serra Città, opposta a quella su cui sorge il paese moderno, è stato individuato un insediamento le cui tracce di vita più antiche risalirebbero alla fine del IV secolo a. C. L'abitato è documentato da una serie di piccoli agglomerati sparsi e dalle sepolture vicine che forse corrispondono a raggruppamenti di nuclei familiari. Nei corredi funebri sono stati ritrovati vari tipi di vasi di grandi e piccole dimensioni, la cui datazione si pone tra la fine del V e i primi decenni del IV secolo a. C.
Ai piedi di Serra Città, in località Colla, è stata individuata un'area dedicata ad una divinità femminile. Tutti i reperti rinvenuti sono esposti presso le sale del Monastero di Sant'Antonio adibito a museo permanente.
Il paese, ove attualmente sorge, è stato fondato è si è ingrandito sulle tre colline di Motta2 , che costituisce anche il punto più alto,  Serra3 e Poggio4, nel VI - VII secolo; nell'VII sec. venne distrutta Velia dai Saraceni5, la vecchia Elea, città greca sulla costa campana, e gli abitanti trovarono rifugio presso le popolazioni del colle "Motta". Dai profughi velini Rivello prese il suo nome (REVELIA: nuova Velia), che compare per la prima volta nella Bolla6 del Vescovo Alfano, del 1079. Questa tesi sostenuta dagli storici trova conferma anche nella scritta riportata sullo stemma del Comune, al di sotto del leone rampante sui tre colli "ITERUM VELIA RENOVATA RIVELLUM", mentre sulle monete dell'epoca si vede l'effige del leone rampante sui tre colli e la scritta "Eleates".
Anche un nucleo romano, probabilmente di Cesariana, stazione sulla via Popilia che potrebbe essere sorta nell'attuale zona della "Serra Città", avrebbe potuto infiltrarsi fra la comunità già insediata. Infatti a Sud- Est di Rivello si trova la zona denominata Città dove secondo il Racioppi potrebbe essere sorta l'antica Cesariana, stazione sulla via che da Capua - Nocera - Salerno andava per la Lucania sino a Cosenza e Reggio.
Certamente contribuirono anche altre popolazioni a formare il nucleo urbano: i Longobardi, o più precisamente dei gruppi Gallo - Italici del Piemonte meridionale, in percentuale piuttosto elevata, tanto da imporre il loro modo di parlare, i Bizantini che occuparono la parte "bassa" e cioè la collina del Poggio, nonché le comunità Basiliane7. Questi gruppi erano di diverse religioni, i Longobardi cattolici di rito latino, i Bizantini cattolici di rito greco; le diversità religiose portarono a dispute e lotte tra gli opposti cleri e di conseguenza tra gli abitanti. Tutta la storia del paese nei primi secoli sarebbe stata legata a questa graduale fusione tra i vari gruppi etnici8.
Secondo gli studiosi, il rito greco sopravvisse a Rivello fino al 1572, epoca in cui, per decreto di Monsignor Ferdinando Spinelli, passò al rito latino.
La terra di Rivello fece parte del Ducato di Benevento e alla scissione di questo fu incorporato nel Principato di Salerno. Fu feudo dei Sanseverino di Capaccio fino alla fine del 1400, passò poi al regio demanio9 e vi rimase fino al 1536 quando divenne feudo del marchese di Padula, Avalos, per poi passare ai principi di Monteleone.
Nel 157610 Rivello si riscattò dal dominio feudale pagando la somma di 13.000 ducati, segno evidente della crescita economica del paese nel corso del XVI secolo. Tuttavia nel 164111 venne rivenduto alla famiglia Ravaschiero per 36.000 ducati. Ma anche dopo questa nuova perdita di autonomia e nonostante eventi nefasti come la peste del 1656 - 57, che si abbatté un po' su tutta la Basilicata, il paese riuscì a riscattarsi12 completamente nel 1719 versando14 a Oronzio Pinelli Ravaschiero, duca di Acerenza e principe di Belmonte, la somma di 55.000 ducati. Riconquistata la libertà13 Rivello attraversò un periodo di floridezza economica: si sviluppò l'artigianato, specie quello della lavorazione del rame, del ferro, dell'oro e della conceria delle pelli, nonché l'agricoltura con la produzione di olio e vino. I prodotti venivano esportati anche in altre regioni ed affluivano persone dai centri vicini per imparare i mestieri di ramaio e orafo.

Fonte: il testo mi fu consegnato dalla Sovrintendenza ai Beni Archittettonici di Maratea (Uffficio di Rivello presso i locali del Convento di S. Antonio) nel 1995 . Le note sono dello scrivente autore del sito.

Bibliografia per le note:

1) https://saprirovinata.wordpress.com

2 )  https://it.wikipedia.org 

3) " Maratea e dintorni "  Autore: Valerio Mignone ( Villani editore)

 

[1] Dalla seconda metà degli anni settanta del secolo scorso

[2] Vi è ubicata la chiesa di S. Nicola

[3] Parte centrale della collina, vi è ubicata la chiesa di S. Barbara

[4] Parte più bassa della collina, vi è ubicata la chiesa di S. Maria del Poggio

[5]  Popolo nomade della Penisola arabica, protagonista della prima storia islamica nel VII secolo, che aveva organizzato basi stabili lungo la costa settentrionale dell'Africa (Magreb)

[6]la nota lettera pastorale, ‘Bolla‘, datata all’Ottobre 1079, delll’Arcivescovo di Salerno Benedetto Alfano I, in cui si elencavano le trenta parrocchie, tra cui Revelia (Rivello), della restaurata sede Episcopale di Policastro Bussentino

[7] Giustiniano I, detto il grande, nel 527, diventato imperatore dei bizantini (Impero romano d'Oriente), si propose anche di riunificare l'impero romano con i territori dell'impero romano d'Occidente, caduto nel 476. Nel 535, il suo generale Bellisario, riuscì ad occupare la Sicilia e poi risalì lungo l'Italia meridionale e nel 536 occupò Roma. A seguito delle sue truppe si imbarcarono anche gruppi di monaci Basiliani, appartenenti all'ordine monastico fondato da S. Basilio di Cesarea (attuale Kayseri, nella Turchia, dove nacque nel 330 e morì nel 379), che fu vescovo cattolico e teologo greco antico, nominato anche dottore della Chiesa. Tuttavia nel 568, i Longobardi scesero in Italia ed in pochi anni occuparono anche buona parte dell'Italia meridionale a discapito dei bizantini.

[8] Le dispute tra gli abitanti della parte "Bassa" e della parte "Alta" proseguirono a lungo come si evince dalla sessione del 31 agosto 1832 della Consulta dei Reali Domini.

[9] Con l'incoronazione da parte del Papa Leone III di Carlo Magno a imperatore del Sacro Romano  Impero (800)  inizia il feudalesimo: l'imperatore e i  beneficiari (re o principi) di parte del suo potere, delegano a loro volta a  fidati collaboratori (notabili locali - proprietari terrieri / professionisti - denominati "Baroni" nell'Italia meridionale , vescovi) l'esercizio della sovranità su territori più o meno vasti, potendo, tra l'altro,  imporre  tributi ma dovendo versarne  poi una parte all'imperatore, al re o al Principe dal quale hanno ricevuto la delega.

Per "regio demanio" si intende un territorio amministrato dai suoi abitanti attraverso l' Università (ente simile all' attuale Comune) che impone e riscuote i tributi e che in parte versa direttamente nelle casse del regno; invece, gli abitanti del feudo devono versare i tributi al notabile locale che poi ne versa una parte al re o al suo beneficiario (Principe, Duca,…). Ovviamente gli abitanti di un feudo sono maggiormente gravati  dai tributi.

[10] Sul trono del  Regno di Napoli sedeva un viceré spagnolo

[11] Sul trono del  Regno di Napoli sedeva un viceré spagnolo

[12] Il relativo documento si chiama "Restituta libertas"ed è conservato nell'archivio comunale anche in formato digitale sia nell'italiano dell'epoca che in quello odierno. 

[13] Rivello passò al regio demanio, fu quindi amministrato mediante l'Università e doveva, perciò, versare meno tributi. Nel 1719 sul trono del Regno di Napoli sedeva il viceré Cardinale Volfango Annibale nominato dall'Imperatore Carlo VI d'Asburgo.

14 La somma di 55.000 ducati, a quanto si legge nella "Restituta libertas", non fu mai versata. Vedi Nota aggiuntiva